domenica 30 novembre 2008

alba rosso acciaio



entro e mi prende in giro. te sé chi a far cusè, mi dice. cosa sei venuto a fare? lo guardo, sorrido e non capisco. mi sento idiota, lo scherzo è riuscito. te vedet minga la tua bicicléta? la ghé no! la vedi la tua bicicletta? non c'è! mi guardo intorno, non la vedo. si avvicina, prende il bastone con l'uncino e va verso l'uscita. era lì, appesa proprio sopra la porta. le sono passato sotto senza vederla.
la guardo e non oso salirci. la guardo. le saldature sono morbide e liscie, perfette. le congiunzioni della scatola del movimento centrale e dello stringitubo sono sinuose, le ha limate per dargli una forma più elegante. sembra l'immagine della leggerezza, ancora prima di sollevarla. non è la bici più leggera del mondo, anzi è pure pesante per gli standard di adesso, ma se volessi una bici leggera prima dovrei perdere i chili di troppo, quindi due chili in più o in meno non mi cambiano nulla.
gli dico che è bella. fargli i complimenti mi sembra una presa in giro, da uno che di bici capisce poco come me. invece è soddisfatto. non è il massimo perché sui componenti volendo si poteva spendere di più, ma il telaio è uno di quelli di cui sono più contento. gli è piaciuto farla, me ne accorgevo quando andavo a trovarlo e vedere i progressi, dall'orgoglio un po' infantile con cui mi faceva vedere i tubi che stava limando.
ci salgo su, mi fa pedalare all'indietro mettendomi i pollici sul bacino per controllare l'altezza della sella, è perfetta, senza doverla nemmeno cambiare di un millimetro. si mette di lato, guarda la posizione delle braccia, delle spalle. il ginocchio. posizione perfetta.
non vedo l'ora di provarla. regola di vita: mai comprare una bicicletta a fine novembre, impazzirai nell'attesa di una giornata di sole per andare a usarla come si deve.

p.s. quando vuoi venire a milano a provare a girare nel velodromo, non hai bisogno di portarti la bici, che ora ne ho due e credo che l'altra possa andarti bene.

martedì 28 ottobre 2008

work in progress

mi vengono idee deliranti. voglio mettere insieme bici e qualcos'altro. bici e storia, bici e cultura. per ora mi sto solo divertendo a disegnare percorsi ipotetici senza sapere molto dei posti che attraversano, ma vorrei cercare di unire ciclicamente i punti, per fare di un percorso un disegno con un senso compiuto. intanto voglio provare il giro delle guerre di indipendenza. poi passerò a studiare la resistenza. ho provato a guardare la linea gotica, sembra affascinante ma troppo, troppo impegnativa. però continuo a rimuginare sui luoghi. l'impresione che ho, per ora, è che i luoghi della storia, a parte le battaglie e la resistenza, siano tutti nelle città.

http://www.gothicline.org/itinerari/iti.htm
http://ius.regione.toscana.it/memorie_del_900/linea_gotica/

domenica 26 ottobre 2008

bici e storia

giro delle battaglie delle guerre d'indipendenza
sarebbe da fare studiandosi un po' di storia, prima. luoghi ed eventi. conoscere!

venerdì 24 ottobre 2008

milano-piacenza

e due.
a rivolta ho sbagliato mira e ho mancato pandino. però la bassa nella prima domenica con l'ora solare era poetica. piatta più che bassa, con una caligine che non era nebbia ma toglieva le ombre. odori d'autunno (tra cui il rancido dei campi marci, ma vabé) e i primi fili di grano che aspettano la neve che li protegga dal gelo.
chiusura in bellezza con tre chilometri "lanciato" a quaranta all'ora da un trattore con rimorchio.
bello.

km 96,87
3h 31m
27.5 kmh
149 bpm
2991 kcal

venerdì 17 ottobre 2008

lunedì 6 ottobre 2008

forse è biellese, forse è canavese

quanti anni erano che non andavo a pedalare con qualcun altro? forse dieci. forse.
è tutto diverso. ci vuole un po' a trovare l'andatura con cui si resta tutti più o meno assieme, poi si comincia a chiacchierare. a conoscersi, a fermarsi per il caffé, per la pipì, per aspettarsi. a scherzare sul culo delle cicliste con accompagnatore testosteronico. non sarà l'allenamento che si fa da soli, ma chissene. la bici è bella, e come tutte le cose belle, in compagnia è più bella.

santhià-biella-santhià
83,45 km
3h 34m
23,36 kmh
143 bpm medi
3133 cal

domenica 28 settembre 2008

venerdì 19 settembre 2008

emozione su misura

qualcuno mi ha chiesto perché mi faccio fare la bici su misura. gli amici di martina le hanno detto che ormai ci sono telai pronti di tutte le misure, altezza per lunghezza, basta mettere su i componenti giusti e il risultato è come se fosse fatta su misura. oh, non ne dubito. a parte che non sono sicuro che l'informazione sia ancora valida se sei alto un metro e novanta, hai un'altezza del cavallo da terra di novantun centimetri e un'apertura alare di centonovantasei, sfido chiunque si compri una bici con telaio standard a riuscire a vedere la prima saldatura tra due tubi. che per inciso sono il tubo obliquo e il piantone dello sterzo. vedere quei due tubi con il bronzo della brasatura nel mezzo, appoggiato sul bancone da lavoro accanto agli stessi due pezzi della bici che il telaista si sta costruendo per sé stesso, uguale a parte le misure. c'è una bella differenza, e si che lui non è piccolo. ma visti vicini sembrano babbo e bimbo. chi ha un telaio standard mi dica se è andato dalla macchina che gli salda i tubi, a dirle aspetta, fammelo vedere finché è grezzo. chiamami prima di verniciarlo. farsi mostrare la scatola del movimento centrale, di come la modifica per togliere quella stondatura che non gli piace e farne una punta, molto più elegante. come ci punzona il suo scudetto che è il suo marchio di roconoscimento e che diventerà giallo, qualunque sarà il colore della bici.
un telaio su misura costa. io non pedalo né abbastanza né abbastanza bene per meritarmelo, probabilmente questo sarà l'ultimo che mi faccio fare, ma anche per questo è unico.

mercoledì 17 settembre 2008

proposta

santhià-biella-santhià
79 km, altimetria da vedere, ma non dev'essere proibitiva.
domenica 21, appuntamento alle 9.30 alla stazione.
rimandato, ma l'idea della data c'è.

lunedì 15 settembre 2008

15 settembre. è nata una stella

due ore che cominciano tirando fuori le foto delle medie, dell'infanzia, del matrimonio dei genitori con bartali che gli faceva da testimone. a raccontare le storie delle bici appese in negozio, come se ogni granello di ruggine o cromo avessero le loro storie da raccontare. alle misure ridiamo, sul metro e novantasei di apertura delle braccia mi chiama condor, ridiamo in tre, con l'occasionale cliente passato a salutare.
la scheda delle misure è sempre quella di chissà quanti anni fa, con la sagoma di una bici come non ne esistono più, con i manettini sul telaio e i fil de foera, come dice lui.
scrive la data. ma tu lo sai chi è nato il 15 settembre?
no, io sono ignorante, non ne ho idea. immagino qualche ciclista, ma non pensavo si arrivasse a tanto. sorrido, dico che allora la mia bici nuova nasce sotto una buona stella, lui dice 'spetta, che quella è la buona notizia, ora c'è quella cattiva. sì perché è anche il suo compleanno, di quello che prenderà dei tubi di acciaio, li taglierà e li sagomerà e li salderà per farli diventare un'opera d'arte, unica.

telaio: acciaio columbus, forcella in carbonio
gruppo: campagnolo centaur alluminio
manubrio e attacco: ritchey
ruote: fulcrum r3
sella: selle italia max flite (mi piace star comodo, sì)
pedali: look keo carbon
rapporti: 50-34 / 13-26
colore: rosso, metallizzato

domenica 14 settembre 2008

l'ambizione non è un motore

è impressionante quanto siano distruttive due settimane senza andare in bici. due settimane fa le gambe erano due ascensori, andavo in salita che era una meraviglia. piano, certo, che novanta chili di libidine e bontà mica van su come ridere, ma le gambe c'erano, il fiato c'era, il cuore pure. poi due settimane senza bici, e splat! torno a essere un blob, o poco più.
parto deciso, arrivo alla giulia in tredici minuti e mezzo. un minuto meno dell'ultima volta, in soli tre chilometri. troppo veloce, mi dico. ma ormai è tardi, il passo è quello. strano come quando si è presa un'andatura, sia difficile rallentare. infatti il cardiofrequenzimetro non perdona: tutta la salita fuori soglia. il respiro-profondo-da-apneista-yoga non mi viene già più naturale. arrivo a pianpontasco in quarantasei minuti: ancora troppo veloce, con tutta quella strada davanti dovrei gestire meglio lo sforzo... alla baracca incrocio uno dei tanti gruppetti di ciclisti della zona, gente che pedala con l'accento di un pescatore. li sorpasso alla seconda curva, non perché sia più veloce, ma perché loro son lì a raccontarsela, usano le bici come gli sgabelli del bar.
la fontanabuona è lunga ma onesta, senza strappi, vado su regolare fino alla salita della scoffera, ed è una sofferenza. non finisce più, dieci chilometri con anche lo sberleffo di due che mi sorpassano (veloooooci!) e stavano chiacchierando! io lì che mi danno e loro che chiacchierano a cinque chilometri all'ora più di me. potevano almeno fare finta di far fatica, no?
alla galleria della scoffera capisco cosa mi aspetta di là: il vento contro, freddo. tutta la discesa verso busalla è una raffica, freddo cane e vento che ogni tanto mi fa sbandare. cielo nero. in pianura la strada è bagnata, ha appena smesso di piovere. i ciclisti che incrocio hanno ancora addosso le mantelline. ormai sono quasi le due, faccio due conti sui chilometri e calcolo che non arriverei a milano prima del buio, e con questo vento contro probabilmente non ci arriverei nemmeno. però ho fatto la parte più tosta, c'è la ferrovia, l'obiettivo è di portare la bici a milano e posso farlo anche così. ci riproverò l'anno prossimo, magari con una bici nuova.

bonassola-ronco scrivia
111km
22 kmh media
154 bpm medi
4834 calorie

mercoledì 3 settembre 2008

follia

bonassola-milano.
se arrivo a tortona è un successo.

lunedì 1 settembre 2008

cinquecentodieci chilometri

16 agosto
passo del bracco
43.79 km
2h 26m
18 kmh
160 bpm, 2299 cal
solita cosa, solito giro per prendere coscienza dei miei limiti. partire a freddo dal paesello è sempre un trauma, il primo pensiero è sempre che la corona del 42 è una gran fregatura.
sulla salita, appena entrato nella pineta che porta a pianpontasco, c'è un gruppo di forestali che sta abbattendo i pini più vicini alla strada. non so perché lo facciano e non ho fiato per chiederlo, ma è una gran tristezza vedere quei tronchi caduti. il profumo della resina che ne esce è buonissimo.

18 agosto
portovenere
78 km
3h 04m
21.67 kmh
148 bpm, 3091 cal

bella la val di vara, bosco e ciclisti. e non è male anche la soddisfazione di arrivare sul molo di portovenere in bici, in mezzo ai turisti. solo che non avevo previsto che per uscire dal paesello ci sono duecento metri di salita da rampa del box... a occhio almeno 16%, forse più. ma con calma e polmoni, si fa tutto. una bambina in carrozzella mi guarda e mi indica alla mamma.

19 agosto
genova
98.86 km
5h 02m
19.55 kmh
149 bpm
4021 ca
sempre per la serie cosa non fa un genovese per risparmiare. tutto sommato è una passeggiatona, a parte il solito bracco-collo-di-bottiglia, c'è il piattume trafficato di sestri-chiavari da dimenticare. le salite di chiavari e della ruta sono toste per il sole, ma niente di proibitivo. a parte la telefonata di lavoro che arriva a mezza salita... 'somma.
la parte più bella è l'ingresso a genova, dopo che a nervi l'aurelia si sdoppia: chi va di fretta prende corso europa, chi va in bici resta sulla costa e si fa i golfetti, sacrificati sotto la ferrovia, ma in cui si respira ancora l'aria della genova che non c'è più, quella fatta di paesini di pescatori, che non sapevano di vivere in città.
21 agosto
passo cento croci
121 km
6h 00m
20.13 kmh
144 bpm
5398 cal

adoro quel posto. adoro quella salita. giù l'alta val di vara salicchia da carrodano a varese ligure, rinfrescata dal fiume (fiume... beh) e i boschi. conosco la fontanella prima di san pietro, è preziosa per la salita che viene dopo. vedo parecchi ciclisti acconciati in modo strano: bici da corsa con un minibagaglio e le luci. van piano, qualcuno mangia, mangio anche io per non restare a secco in salita. a varese faccio tappa in piazza, anche solo perché è bella. i bar si sono organizzati con le rastrelliere per le bici, siamo lì in tanti a fare campo base per la salita alla vetta, manco fosse l'everest. uscendo da varese ligure incrocio gente che scende, loro la salita l'han finita, son tornati indietro e sorridono. mi fanno un cenno, che non è quello abituale tra i ciclisti: è più di gioia, dice vai avanti che è bello e torni contento. salgo regolare, la salita sembra più facile di quanto ricordassi. mi aiuta il panorama, qui è splendido: la valle che si allarga in alto a formare i pascoli, monti ovunque, il mare si sa che c'è ma non ci si pensa più, qui è zona di montagna. cerco il passo aiutandomi con i generatori eolici, scruto in alto cercando i falchi, qui capita spesso di vederne. tengo il conto alla rovescia dei chilometri della salita. a tre chilometri, quando dopo una curva finisce il bosco e il castagno cede il passo all'abete, vedo il passo davanti a me. mi accorgo che sto sorridendo. pedalo, respiro, e sorrido. a un chilometro mi sorpassa uno di quelli col bagaglio, mi chiede quanto manca, anche se vedo che pedala in scioltezza. lo rivedo in cima, è lì con altri che chiacchierano, mi avvicino e chiedo, stan facendo la mille miglia: milano-roma-milano passando per tutti i passi appenninici. gli chiedo se faranno tappa a parma, dicono no, non ci sono tappe. si va avanti finchè ce la si fa. ecco il perché delle luci... il tipo avrà sessant'anni e un fisico perfetto. faccio foto a loro, loro fanno foto a me. sosta di pellegrinaggio al monumento ai partigiani, e si ridiscende. quelli che incrocio che stan salendo hanno la stessa espressione che sento su di me: sorridono.

alla fontanella incontro un altro dei pazzi della mille miglia: viene dalla bulgaria apposta per la gara, non ha mai fatto il cento croci, l'ha visto solo in televisione. mi chiede com'è. è bello, gli dico. è una salita bellissima, ti piacerà.

23 agosto
passo del bracco
43.79 km
2h 10m
20 kmh
148bpm, 2100 cal
ogni volta mi stupisco di come l'allenamento si noti nel cuore. stessi chilometri della prima uscita, due chilometri all'ora in più, un quarto d'ora di meno, 12 battiti al minuto in meno. magari riuscissi a farlo tutto l'anno...

25 agosto
pisa
124 km
4h 30m
27,55 kmh
148 bpm, 4300 cal
bellissimo giro, neanche tanto difficile. passato il bracco è tutto dolce saliscendi fino a carrara, poi piatto (e neanche tanto bello una volta in versilia). occhio a non farsi buttare sulla tangenziale di viareggio: non è vietata, è l'aurelia. ma è come un'autostrada, solo senza corsia d'emergenza. poi c'è la pineta, bella. incrocio cipollini che va dall'altra parte. lo riconosco mentre mi saluta, inconfondibile. dopo cinquanta metri c'è una prostituta, con le tettone di fuori, tutta eccitata mi grida: oh, hai visto? era cipollini! le sorrido e la saluto.
a pisa mi tolgo la voglia di entrare in piazza dei miracoli in sella. troppi giapponesi, rischio di andare in terra ma chissenefrega. in stazione chiacchiero con un barbone e una punk, mi chiedono della bici. poi dimentico la carta di credito nella macchinetta dei biglietti della stazione, genio...

morale: il modo migliore per raggiungere un obiettivo è darsene di facili... :-)

domenica 27 luglio 2008

ripista!

ora, non è che io voglia scrivere qui di ogni volta che vado a girare al velodromo. ma almeno le prime due volte sì, me lo concedo perché è il mio gioco nuovo del momento. poi mi stuferò, come mi stufo di tutto.
quindi, due giri di riscaldamento sulla variante, e poi si parte. c'è più gente di ieri, ma anche più convinta. la corsia interna è perennemente occupata da un treno a 35, forse 40 all'ora, e mi guardo bene dall'accodarmi. anche perché finché sto sui 30 vado bene, il cuore resta a 153 e io son contento. ma appena scendo e cerco di prendere una ruota, schizza subito a 160, il cardiofrequenzimetro comincia a fare bipbipbip, interrompe il silenzio del parco riempito solo dal fruscio delle ruote e delle catene, e io mi vergogno come un ladro. ogni tanto comunque qualcuno mi sceglie per mettersi a ruota, io lascio fare, tanto vado per la mia strada alla mia andatura.
il bello dell'anello è che l'abbronzatura è uniforme, un po' di qua e un po' di là, come un pollo arrosto. mi accorgo del caldo solo quando mi fermo alle panchine della variante per un paio di minuti, dopo circa un'ora. già perché anche oggi mi ha fatto male l'anca, dopo quasi un'ora come ieri. ho abbassato la sella di qualche millimetro ed è andata meglio, ma il dolore è arrivato comunque. dopo la sosta è andata meglio, stranamente ho avuto l'impressione che tirando il dolore sparisse, e tornasse quando rallentavo. ho provato due giri tirando a tutta, oltre i 40 all'ora le paraboliche sono uno spettacolo. ma che fatica, da soli...
verso le undici e mezza l'anello si è svuotato, siamo rimasti in quattro. uno si faceva i cazzi suoi sulla variante, e io ho staccato il cardio e mi sono accodato agli altri due, cinque o sei giri a trentacinque, di gran soddisfazione ma avrei gradito qualche cambio. così sembra proprio di andare a scrocco e basta...

sabato 26 luglio 2008

pista!

prima esperienza di pista. certo, non è un velodromo di quelli veri, tipo la sei giorni di una volta. ma di quelli ce ne sono pochissimi in italia, a milano solo il vigorelli abbandonato.
questo invece è poco più di un ovale asfaltato, ma bello, liscio, in mezzo al verde e soprattutto aperto a tutti. col risultato di scene anche simpatiche, tipo il signore che appoggia la panzona alla canna (no non sono io, non ancora), quello che tira come un dannato con una mountain bike ENORME (cosa ti compri la mtb a fare se poi vai in pista?), e fortunatamente uno con la bici da pista, splendida. gente che va a tutte le andature, spazio per tutti e rispetto da e per tutti.
decido che il tragitto da casa al parco è più che sufficiente come riscaldamento, e comincio a tirare da quasi subito, giusto il tempo di prendere le misure della pista. poi mi piazzo a 30 all'ora, regolare, tranquillo. la prima volta sulle paraboliche (basse, eh. niente di ripido) è strano. se vado piano mi sembra di piegare dalla parte sbagliata, verso l'esterno come la moto di batman. poi capisco che se salgo verso l'esterno rallento in un attimo, se scendo verso l'interno accelero in un soffio, oltre i trenta piego dalla parte giusta, e anche in curva sembra di andare dritti. praticamente è come fare un rettilineo infinito. purtroppo ho dimenticato il cardiofrequenzimetro, ma tanto chiude tra poco, è solo per provare. mi infilo dietro a un treno di quattro bici (con la mtb in coda), vanno a quaranta, faccio due giri con loro ed è esaltante. purtroppo il gruppo si sgretola, non era roba seria. solo un gruppetto occasionale.
dopo qualche giro comincio a temere l'effetto piscina, dove alla seconda vasca ho la sensazione di essere già passato di lì, e mi annoio. invece poi stacco la testa, mi concentro sulla respirazione e sul traffico, e decido che potrei andare avanti a lungo.
il disastro è che dopo un'ora comincia a farmi male l'anca destra. vado sulla variante per riposare un po', sembra che passi, torno in pista e mi torna il male fortissimo. provo ancora un paio di giri, ma non c'è verso, mi devo fermare a cinquanta minuti. peccato, perché il fiato c'è ancora, nonostante nell'ultimo mese non abbia quasi pedalato.
domattina ci riprovo.

sabato 5 luglio 2008

superinvestimento emotivo

ho deciso.
il giardino con le erbe infestanti è bellissimo. il prato all'inglese è così monotono...
le zanzare sono piacevoli. sentire quel pizzicorino sulla pelle e il sussurro nelle orecchie è quasi erotico.
le albicocche sono una gran rottura di scatole: si rischia la pelle per arrampicarsi a raccoglierle, e poi si passano due giorni a fare marmellata per non doverle mangiare tutte subito.
la macchia d'umido post-temporale sul muro è un murales privato.

domenica 29 giugno 2008

altro che idro-spin

rapallo-piacenza, 160 km
da rapallo non si va da nessuna parte. per andare a portofino bisogna passare da santa margherita. per andare a genova bisogna passare da recco. per andare a piacenza bisogna passare da chiavari. e per arrivare a chiavari bisogna farsi la salita di zoagli, non ci sono cazzi. e ovunque si voglia andare, c'è da partire in salita, che non fa bene alle gambe né al cuore né alla voglia di pedalare. però poi a chiavari ci si arriva, si prende la val fontanabuona che non sarà bellissima, ma è una lunga salita dolce. già lì mi accorgo che le gambe dell'ultima vacanza ci sono ancora: salgo deciso, viaggio sui 25 all'ora con il cuore che se ne sta lì tranquillo a non fare nemmeno fatica, e questo mi mette un sacco di ottimismo addosso. anche dopo il bivio di ferriere, dove la strada sale tra i castagni verso la scoffera, con curve che conosco bene per averle fatte un sacco di volte in moto. il bosco rinfresca il ciclista, la salita dà un senso alla sua fatica. peccato che il passo della scoffera sia un'illusione, che passo è un posto che quando lo passi la strada continua a salire per dieci chilometri?
finiti i passi e le gallerie, iniziano le nuvole. lo sapevo, avevo anche visto le previsioni. caldo ovunque da una settimana vuol dire temporali in collina, da sempre. e infatti eccoli. risultato: ottanta chilometri sott'acqua, fino a rivergaro. l'acqua violenta offende gli occhi e gli occhiali, non ho speranza di vedere niente in nessun modo, ma alla fine decido che è meglio andare con gli occhiali scuri rigati dall'acqua che con gli occhi chiusi, e mi adeguo a indovinare la riga bianca della strada. per fortuna la valtrebbia è una pista da moto, e l'asfalto è tenuto bene per evitare di dover raccogliere troppi cadaveri. il problema è che i bagnanti fluviali della domenica sono refrattari all'acqua, mica come me che non sono mica fatto di zucchero, e fuggono all'arrivo dei temporali. risultato: tutti in colonna, a chiedersi che cazzo ci fa quel ciclista che li supera a sinistra come fosse una moto, supera pure le moto qualche volta, ma solo perché sull'acqua fa fatica a frenare. dopo rivergaro torna il caldo torrido, mi spoglio e mi asciugo in un attimo con il vento caldo che scende dai monti e mi spinge veloce, con il cambio sul 52/14, a... a... non lo so. il contachilometri è morto per annegamento. gli unici dati per questa tappa sono quelli del cardio:
7h52 effettivi, compesi una coca e due panini con la coppa
145 bpm medi
6365 calorie, subito compensati da una visita al mcd8n41d in attesa del treno... :-P

venerdì 13 giugno 2008

12-13/6 budapest-milano

belli questi treni internazionali, pieni di gente e di idiomi, di poliziotti che salgono e scendono e ti svegliano nella notte, di americans che si incazzano perché gli chiedono where are you go, perché loro sono american, I can go wherever I want, and if not, I call the army. poi si incazzano perché gli mettono il timbro sul passaporto, sporcandoglielo.
ci sono le svedesone che fanno la fila per andare in bagno a lavarsi i denti e mettersi il pigiama, prima di infilarsi nei sacchi a pelo, su sedili talmente piccoli e scomodi che non ci sto io, figurarsi loro.
c'è il poliziotto italiano distaccato in romania, che racconta stupito di come, dopo aver combattuto i rumeni come nemici per vent'anni, ha poi scoperto una nazione ordinata. e di fa il pendolare ogni fine settimana. ci sono i poliziotti croati che smontano il treno (per davvero, con tanto di chiave inglese e scaletta per guardare nei controsoffitti) per darsi un tono, perché non gli va bene che siamo tutti turisti, loro vogliono il clandestino che gli fa fare il salto di carriera.
ci sono le due indonesiane (carina proprio quella piccola. sembra tascabile, ma fa proprio sesso) che sorridono a tutti e non capiscono un cazzo, nemmeno quando il croato gli dice che non hanno il visto e devono scendere, glie lo spieghiamo io e l'americana scrivendoglielo in inglese sul loro palmare traduttore babelfish, chissà cosa hanno capito. sorridevano, mentre le aiutavo a scaricare le valigie più grosse di loro, in piena notte, al confine tra ungheria e croazia. credo che siano ancora lì abbandonate.
c'è la carovana di russi che sale lungo l'infinito lago balaton, quello con le villette piccole come una stanza ognuna, ma con le colonne e gli archi come le case della barbie. bambini russi che svegliano tutto il vagone con i loro incubi, fanno rimpiangere i tempi quando i russi li mangiavano, invece dei pastoni che si portano dietro nelle borse frigo.
i controllori croati mi fanno pagare per la bici, io non sto lì a spiegargli che è una borsa, per cui un bagaglio, lui cosa ne sa e cosa glie ne frega che dentro c'è una bici, un cavallo o duecento paia di mutande sporche. mi fa pagare anche per la tratta slovena, ovvio che gli sloveni mi fanno pagare di nuovo. ma pace.
di venezia, alle americane, non glie ne frega niente. per loro è solo una stazione in cui cambiare treno, non ne vogliono sapere di fare due passi nelle due ore di attesa, e non mi danno retta.
lusso finale: quel buono delle ferrovie per il ritardo a roma in ottobre è diventato un venezia-milano sull'eurostar in prima classe. sono l'unico senza cravatta o occhiali alla moda. il tizio accanto a me sposta giocatori al telefono come pedoni su una scacchiera, fa e disfa squadre, parla con procuratori e allenatori, e penso che se sapessi qualcosa del calcio, sarei eccitato all'idea di assistere a quei maneggi.

mercoledì 11 giugno 2008

11/6 budapest

budapest é pieno di baldracche e di accattoni. tristissimo.