è andata. ce l'ho fatta. non che abbia lai pensato di non farcela, ma questa volta è una soddisfazione. partire da casa direttamente in bici, arrivare qui con una maglietta con scritto milano-paris 2009. per strada qualcuno se ne accorge e mi guarda. avere una bicicletta a parigi fa pensare di essere di qui. oggi sono andato in giro a caso per tutto il giorno; guardandomi intorno come un bambino, snobbando i percorsi turistici: solo la torre eiffel, perchè volevo fare una foto al bicio che se la merita. si è comportato bene.
la tappa è stata lunga ma dalle previsioni sapevo che avrei avuto il vento a favore; e così è stato dall'inizio alla fine. ho attraversato i colli dallo champagne, la valle della marna. mi sono fermato a aulnay, praticamente all'aeroporto di roissy, per non rischiare di non trovare posto in città. gli ultimi chilometri li ho fatti ieri senza bagagli, arrivando alla villette. sarà che è il primo quartiere di parigi che ho visto, ma me ne sono innamorato.
oggi l'ingresso ufficiale, piccolo trionfo personale. come traguardo ho scelto una lavanderia automatica, ci ho rovesciato dentro tutti i bagagli.
reims-parigi
159,23 km
6h50m
22.5 kmh medi / 59.62 max
1427 m dislivello (alla faccia della pianura francese)
133 bpm medi / 160 max
giovedì 25 giugno 2009
verdun-reims
anche detta la strada della libertà. è costellata di cimiteri di guerra, della prima guerra mondiale. dopo le ardenne, le argonne e la mosa. milioni di morti, eserciti di morti. sepolti nei posti dove si sono combattute le battaglie, dove sono morti come topi, nelle trincee. cimiteri francesi, inglesi, tedeschi, polacchi, americani e italiani. sono passati quasi cent'anni, ma a vederli ancora fanno impressione. mentre pefalavo cercavo di guardarmi intorno e immaginare quei colli dolci, in quegli anni, attraversati dalle trincee, interrotti dai cavalli di frisia, scossi dai bombardamenti e avvelenati dai gas. chissà quanti sono ancora lì, sotto i campi di grano o di papaveri. ogni tanto nei campi spunta una casamatta, o una porta fortificata. la guerra si è combattuta anche sottoterra.
il vento a favore della prima metà della tappa mi si è messo contro negli ultimi venti chilometri; l'arrivo è stato molto faticoso. reims è la prima vera città dopo basilea, con un bel centro storico pedonale, ok la cattedrale e lo champagne, ma non sono qui per pregare o per ubriacarmi...
verdun-reims (senza h)
123.26 km
5h17m
23.28 kmh medi / 53.32 max
687 m dislivello
131 bpm medi / 155 max
il vento a favore della prima metà della tappa mi si è messo contro negli ultimi venti chilometri; l'arrivo è stato molto faticoso. reims è la prima vera città dopo basilea, con un bel centro storico pedonale, ok la cattedrale e lo champagne, ma non sono qui per pregare o per ubriacarmi...
verdun-reims (senza h)
123.26 km
5h17m
23.28 kmh medi / 53.32 max
687 m dislivello
131 bpm medi / 155 max
luneville-nancy-verdun
mai, mai, MAI fermarsi due notti in un posto senza prima averlo visto, almeno di sfuggita. se a verdun non ci avessero combattuto la battaglia più lunga e sanguinosa del '900, nessuno ne avrebbe mai sentito parlare. in compenso ci sono un bel po' di centri commerciali finalmente, e ho potuto fare un po' di manutenzione alla bici; la catena cominciava a lamentarsi per le incrostazioni di morchia che doveva portarsi addosso.
ho pêrso un po' di tempo a girare per nancy, ne valeva la pena. non ha molto, ma la piazza centrale è spettacolare. per il resto tappa abbastanza monotona e pesante, con il vento contrario dall'inizio alla fine, la strada che ha giocato a rimpiattino con i nuvoloni, evitando gli scrosci d'acqua che cercavano di acchiapparmi, finchè loro non si sono coalizzati mettendosi davanti, tutti affiancati, e non c'è stato più niente da fare. gli ulti,i 30 km li ho fatti sotto l'acqua, bagnato fino all'osso. i bagagli sono rimasti asciutti però. prima di verdun mi sono fermato nel negozietto di una fattoria che veneva i suoi prodotti, più per stare un po' all'asciutto che per fare acquisti. ho chiacchierato con un ciclista locale, che vigliaccamente aveva telefonato alla moglie per farsi venire a prendere in macchina (e non mi ha nemmeno offerto un passaggio).
luneville-verdun
130 km
6h18m
20.70 kmh medi / 56.23 max
1039 m dislivello
132 bpm medi / 161 max
ho pêrso un po' di tempo a girare per nancy, ne valeva la pena. non ha molto, ma la piazza centrale è spettacolare. per il resto tappa abbastanza monotona e pesante, con il vento contrario dall'inizio alla fine, la strada che ha giocato a rimpiattino con i nuvoloni, evitando gli scrosci d'acqua che cercavano di acchiapparmi, finchè loro non si sono coalizzati mettendosi davanti, tutti affiancati, e non c'è stato più niente da fare. gli ulti,i 30 km li ho fatti sotto l'acqua, bagnato fino all'osso. i bagagli sono rimasti asciutti però. prima di verdun mi sono fermato nel negozietto di una fattoria che veneva i suoi prodotti, più per stare un po' all'asciutto che per fare acquisti. ho chiacchierato con un ciclista locale, che vigliaccamente aveva telefonato alla moglie per farsi venire a prendere in macchina (e non mi ha nemmeno offerto un passaggio).
luneville-verdun
130 km
6h18m
20.70 kmh medi / 56.23 max
1039 m dislivello
132 bpm medi / 161 max
basilea-friburgo-luneville
(aggiornamento onnicomprensivo postumo)
da basilea a friburgo ho davvero battuto la fiacca. non andavo, non ce la facevo. uno di quei giorni in cui con la bicicletta non c'è niente da fare, sarebbe meglio lasciarla in cantina. per fortuna ho cambiato percorso, perchè quello che avevo in mente, 140 km con un passo a 1400 al centro della foresta nera, non sarei riuscito a finirlo. la mia idea era di arrivare presto a friburgo, visitare la città al pomeriggio, e poi passare la giornata dopo a grare in bici per la foresta nera. in bici e non a piedi perchè il piede destro mi fa un male cane: dopo 10 minuti che cammino vedo le stelle. a un certo punto a zurigo mi sono accorto che la gente per strada mi guardava, poi mi sono reso conto che non era perchè stavo zoppicando, ma perchè ad ogni passo gemevo, senza accorger,ene. non so se può essere una conseguenza della caduta, perchè ha cominciato a farmi male due giorni dopo, ma gredo di si', perchè è stata la pri,a volta che camminavo davvero dopo la caduta. per fortuna pedalando non sento niente, probabilmente la forma e la rigidità della scarpa da bici aiutano. meglio cosi'.
insomma, ho cambiato i programmi ma non avevo considerato la pioggia. il secondo giorno ha piovuto SEMPRE!!! niente foresta nera, e pochissimo giro per friburgo, giusto per andare a infilar,i in uno starbucks e passarci il po,eriggio a leggere.
friburgo è splendida. credo sia una città universitaria, piena di giovani e di vita. locali, concerti (tranne quando ero li' io, ovviamente). e vanno tutti in bici. tutti eh, non per dire. giovani e vecchi. genitori col bambino nel carrello, vecchietti che dribblano i tram con nonchalance. fuori dal cenro mi sentivo a disagio a piedi, perchè ero l'unico pedone. venti bici ogni macchina e ogni pedone, forse anche di più. ovvio che le bici vadano sui marciapiedi, visto ceh nn ci sono pedoni. ovvio che vqdqno contromqno, non essendoci macchine. ovvio che rispettino i semafori, essendoci bici anche dall'altra parte dell'incrocio!
per ripartire ho deciso di saltare strasburgo, e puntare dritto su nancy. avrei risparmiato un giorno, con l'intenzione di arrivare un giorno prima a parigi e cercare un albergo con più calma. da quella lontana notte su una spiaggia della costa azzurra, trovare porto per dormire è rimastala mia ossessione. ho passato i vosgi al col du bonhomme, a quasi 1000m. in cima stava passando la marcia parigi-colmar; i primi li ho incontrati quando mi mancavano un paio di chilometri al colle, e quelli delle vetture di appoccio mi applaudivano, mi dicevano bravò, mi dicevano dai che ci sei quasi e poi c'è la discesa. mi sono commosso. in cima mi sono fermato ad applaudire quelli che scollinavano salendo dall'altra parte. un signore che stava fotografando la gara mi ha chiesto da dove venivo e dove andavo, e si è messo a fotografarmi. peccato non aver avuto indosso la maglietta con l'itinerario...
luneville è una piccola cittadina a 30 km da nancy. negli ulti,i chilometri il vento mi si è messo contro, e non ce l'avrei fatta ad arrivare alla città. in compenso ho trovato un kebab buonissimo da una famigliola simpatica, e un hotel veramente carino accanto al castello. ormai sono entrato nella zona dei castelli, si nota che la germania è ormai lontana.
basilea-friburgo
85 km
4h13m
20.15 kmh medi
51.9 kmh max
428m dislivello
122 bpm medi / 157 max
friburgo-luneville
167 km
7h36m
21.93 kmh medi /56 max
1034 m dislivello
144 bpm medi / 169 max
da basilea a friburgo ho davvero battuto la fiacca. non andavo, non ce la facevo. uno di quei giorni in cui con la bicicletta non c'è niente da fare, sarebbe meglio lasciarla in cantina. per fortuna ho cambiato percorso, perchè quello che avevo in mente, 140 km con un passo a 1400 al centro della foresta nera, non sarei riuscito a finirlo. la mia idea era di arrivare presto a friburgo, visitare la città al pomeriggio, e poi passare la giornata dopo a grare in bici per la foresta nera. in bici e non a piedi perchè il piede destro mi fa un male cane: dopo 10 minuti che cammino vedo le stelle. a un certo punto a zurigo mi sono accorto che la gente per strada mi guardava, poi mi sono reso conto che non era perchè stavo zoppicando, ma perchè ad ogni passo gemevo, senza accorger,ene. non so se può essere una conseguenza della caduta, perchè ha cominciato a farmi male due giorni dopo, ma gredo di si', perchè è stata la pri,a volta che camminavo davvero dopo la caduta. per fortuna pedalando non sento niente, probabilmente la forma e la rigidità della scarpa da bici aiutano. meglio cosi'.
insomma, ho cambiato i programmi ma non avevo considerato la pioggia. il secondo giorno ha piovuto SEMPRE!!! niente foresta nera, e pochissimo giro per friburgo, giusto per andare a infilar,i in uno starbucks e passarci il po,eriggio a leggere.
friburgo è splendida. credo sia una città universitaria, piena di giovani e di vita. locali, concerti (tranne quando ero li' io, ovviamente). e vanno tutti in bici. tutti eh, non per dire. giovani e vecchi. genitori col bambino nel carrello, vecchietti che dribblano i tram con nonchalance. fuori dal cenro mi sentivo a disagio a piedi, perchè ero l'unico pedone. venti bici ogni macchina e ogni pedone, forse anche di più. ovvio che le bici vadano sui marciapiedi, visto ceh nn ci sono pedoni. ovvio che vqdqno contromqno, non essendoci macchine. ovvio che rispettino i semafori, essendoci bici anche dall'altra parte dell'incrocio!
per ripartire ho deciso di saltare strasburgo, e puntare dritto su nancy. avrei risparmiato un giorno, con l'intenzione di arrivare un giorno prima a parigi e cercare un albergo con più calma. da quella lontana notte su una spiaggia della costa azzurra, trovare porto per dormire è rimastala mia ossessione. ho passato i vosgi al col du bonhomme, a quasi 1000m. in cima stava passando la marcia parigi-colmar; i primi li ho incontrati quando mi mancavano un paio di chilometri al colle, e quelli delle vetture di appoccio mi applaudivano, mi dicevano bravò, mi dicevano dai che ci sei quasi e poi c'è la discesa. mi sono commosso. in cima mi sono fermato ad applaudire quelli che scollinavano salendo dall'altra parte. un signore che stava fotografando la gara mi ha chiesto da dove venivo e dove andavo, e si è messo a fotografarmi. peccato non aver avuto indosso la maglietta con l'itinerario...
luneville è una piccola cittadina a 30 km da nancy. negli ulti,i chilometri il vento mi si è messo contro, e non ce l'avrei fatta ad arrivare alla città. in compenso ho trovato un kebab buonissimo da una famigliola simpatica, e un hotel veramente carino accanto al castello. ormai sono entrato nella zona dei castelli, si nota che la germania è ormai lontana.
basilea-friburgo
85 km
4h13m
20.15 kmh medi
51.9 kmh max
428m dislivello
122 bpm medi / 157 max
friburgo-luneville
167 km
7h36m
21.93 kmh medi /56 max
1034 m dislivello
144 bpm medi / 169 max
mercoledì 17 giugno 2009
zurigo-basilea
facnulo, io il post l'avevo scritto, poi me l'ha fottuto. e io non ho voglia di riscriverlo. inventatelo voi.
per la cronaca: sono a basilea e sto bene e mi piace.
ciao.
per la cronaca: sono a basilea e sto bene e mi piace.
ciao.
martedì 16 giugno 2009
airolo-zurigo
voi che i viaggi li fate in macchina, correndo sulle autostrade e bucando le montagne nei tunnel, voi non saprete mai cos'è l'ultima curva della salita. non conoscerete il pavè si una strada antica, la nebbia che si apre su un passo di montagna. voi non vedrete le gole, non sentirete la polvere d'acqua di una cascata bagnarvi il viso. non sentirete mai il rumore e il calore del vostro stesso fiato, perchè non andrete mai alla stesas voelcità del vento che vi spinge.
voi nn vi tufferete in discesa toccando terra solo con lo spessore di un dito, non vedrete mai una rondine volervi accanto per cento metri, alla vostra stessa velocità, facndovi credere di volare voi stessi; non avrete mai, per un solo attimo, l'impressione che quella rondine vi stesse guardando.
voi non conoscrete la gioia di un arrivo, perchè non avrete provato la fatica. non sentirete l'odore e lo sciabordio della riva di un lago, perchè la strada che farete bucherà la montagna, mentre la mia la aggirerà, a picco sull'acqua e nascosta alla vista dagli alberi.non costeggerete quattro laghi, uno diverso dall'altro, salutando quelli che incrocerete e che condividono la vostra stessa fatica. non avrete paura di non farcela in salita, o di rischiare troppo in discesa. non sentirete freddo fuori e caldo dentro, non cintinuerete superando l'arrivo prefissato, perchè satarete tropop bene per fermarvi. e soprattutto, non farete tutto questo in un giorno solo.
airolo-zurigo
150km
7h 26m
20,23 kmh medi
68,35 kmh max
1568 m dislivello
143 bpm medi
165 bpm max
voi nn vi tufferete in discesa toccando terra solo con lo spessore di un dito, non vedrete mai una rondine volervi accanto per cento metri, alla vostra stessa velocità, facndovi credere di volare voi stessi; non avrete mai, per un solo attimo, l'impressione che quella rondine vi stesse guardando.
voi non conoscrete la gioia di un arrivo, perchè non avrete provato la fatica. non sentirete l'odore e lo sciabordio della riva di un lago, perchè la strada che farete bucherà la montagna, mentre la mia la aggirerà, a picco sull'acqua e nascosta alla vista dagli alberi.non costeggerete quattro laghi, uno diverso dall'altro, salutando quelli che incrocerete e che condividono la vostra stessa fatica. non avrete paura di non farcela in salita, o di rischiare troppo in discesa. non sentirete freddo fuori e caldo dentro, non cintinuerete superando l'arrivo prefissato, perchè satarete tropop bene per fermarvi. e soprattutto, non farete tutto questo in un giorno solo.
airolo-zurigo
150km
7h 26m
20,23 kmh medi
68,35 kmh max
1568 m dislivello
143 bpm medi
165 bpm max
giubiasco-airolo
airolo sembra una cittadina nata per la costruzione della galleria del s. gottardo, nel 1882. le gallerie si costruiscono? o si dice che si scavano? vabbè. in ogni caso non c'è assolutamente niente, giusto un po' di ristoranti per i motociclisti di passaggio. perchè gli automobilisti passano sull'autostrada, si infilano nel tunnel e sbucano dall'altra parte. del passo non gliene frega niente. sembra che qui si fermino solo i nostalgici della vecchia strada del passo.
avrei dovuto farmi forya e tentare la salita oggi. sono arrivato alle 1430, con un tempo splendido e caldo. ora verso i monti è nuvolo, con ammassi minaciosi e grigi che nascondono le vette. se non migliora, non è il tepo ideale per fare la scalata.
sono seduto al ristorante (sì, quello che ha come specialità i gamberoni alla griglia... qui) e continuo a guardare il passo. ü magnetico. frugo il bosco con li occhi a cercare la strada, i tornanti più alti si vedono sporgere dai fianchi della montagna. cerco di indovinare il passaggio della galleria. le rondini volano alte e questo mi fa ben sperare. tutt'al più mi bagno, prendo freddo ma dall'altra parte ci arrivo, fosse acnhe spingendo la biciclettaq a piedi. oggi ho rimpianto le discese di ieri: la tappa non era lunga, ma completamente in salita. altri 1000 metri, in 65 km non è molto, ma i primi 30 km erano piatti, e la salita, dopo, con strappi duri, peggiorati dal caldo.
giubiasco-airolo
64,5 km
3h 34m
17,93 kmh medi
40 kmh max
1051 m dislivello
143 bpm medi
173 bpm max
avrei dovuto farmi forya e tentare la salita oggi. sono arrivato alle 1430, con un tempo splendido e caldo. ora verso i monti è nuvolo, con ammassi minaciosi e grigi che nascondono le vette. se non migliora, non è il tepo ideale per fare la scalata.
sono seduto al ristorante (sì, quello che ha come specialità i gamberoni alla griglia... qui) e continuo a guardare il passo. ü magnetico. frugo il bosco con li occhi a cercare la strada, i tornanti più alti si vedono sporgere dai fianchi della montagna. cerco di indovinare il passaggio della galleria. le rondini volano alte e questo mi fa ben sperare. tutt'al più mi bagno, prendo freddo ma dall'altra parte ci arrivo, fosse acnhe spingendo la biciclettaq a piedi. oggi ho rimpianto le discese di ieri: la tappa non era lunga, ma completamente in salita. altri 1000 metri, in 65 km non è molto, ma i primi 30 km erano piatti, e la salita, dopo, con strappi duri, peggiorati dal caldo.
giubiasco-airolo
64,5 km
3h 34m
17,93 kmh medi
40 kmh max
1051 m dislivello
143 bpm medi
173 bpm max
sabato 13 giugno 2009
il battesimo dell'asfalto
mi ci sono voluti vent'anni e dieci viaggi in bici, per assaggiare l'asfalto. e quattro chilometri da casa. che poi è impressionante come nello spazio tra la sella, il cofano di una punto e l'asfalto si riescano a pensare un sacco di raffinatezze, tipo: ecco ora se mi faccio male non posso piü finire il viaggio (in svizzera le tastiere non hanno la u con l'accento, contentatevi neh), ma se non mi faccio abbastanza male poi lunedi' mi tocca tornare a lavorare, e riprendere in mano quel progetto che avevo così elegamtemente rifilato. anzi no: se mi si rompe la bici e io non mi faccio male il viaggio salta proprio, ci rimetto la bici che ormai ha vent'anni e vaglielo a dire che per me non vale solo cinquanta euro come per l'abruzzese della fiera di senigallia. il primo istinto è di controllare che le ruote girino dritte. poi di stare in piedi. poi di riuscire a far girare le caviglie e appoggiare le mani al manubrio. poi è partita la raffica di insulti. e visto che un cancro al culo non si nega a nessuno, gliel'ho augurato di cuore. solo qualche botta e graffio, niente di grave. la bici è stata protetta dai bagagli, e in dieci minuti sono ripartito. mi ci sono voluti una ventina di chilometri per smaltire l'adrenalina, durante i quali ho maturato il giuramento di non fare mai più viaggi (ho trovato come si fa la ù, gioite) che comprendano pezzi in italia.
finalmente la civile svizzera, culla della democrazia e dei rifugi antiatomici, e delle piste ciclabili. il rispetto per il ciclista è totale, se uno vi fa il pelo potete star sicuri che sia un italiano.
nella vallata tra ponte tresa e il monte ceneri mi si attacca uno svizzerotto panzone e ciclista, in salita non riesce a starmi dietro ma in discesa (eh perchè son pesante, dice, senza pensare che io ho i bagagli) mi riprende, e mi attacca il bottone. ma dove vai ma dove vieni ma dove dormi ma quanti bagagli. poi in cima al monte ceneri (l'ho staccato di cinque minuti abbondanti) nota la maglietta con il percorso, e si illude che siamo in tanti... un altro. no. son da solo. io pedalo da solo. è così difficile da credere?
km 121
5h 27m
22 kmh medi
63 kmh max (la discesa del monte ceneri non era così terribile, ma bella ripida)
dislivello 949 m
battiti medi 155
battiti max 183 (l'adrenalina dell'incidente, immagino)
venerdì 12 giugno 2009
in carrozza
e così sono pronto a partire. come sempre ho l'impressione di aver dimenticato tutto, di non essere pronto, di non sapere dove andare e cosa trovare. ma è questo che mi piace, un briciolo di inconsapevolezza, un po' di incertezza per uscire dal binario quotidiano dell'agenda, dei tempi noti, del sapere al lunedì cosa succederà fino a domenica, e oltre. quello che ho dimenticato lo comprerò per strada, quello che non so che c'è non lo vedrò, e in compenso tutto quello che incontrerò sarà una sorpresa.
il bicio è pronto. io sono allenato, un po' approssimativamente ma a sufficienza. domani mattina si parte.
il bicio è pronto. io sono allenato, un po' approssimativamente ma a sufficienza. domani mattina si parte.
mercoledì 10 giugno 2009
il giro delle streghe
a triora avrei voluto andarci da tempo. ma ogni volta che sono a sanremo vado in barca, e mi rimane in mente la curiosità di andare a vedere quel posto, con le leggende delle streghe e le case di pietra. ci voleva un fine settimana di brutto tempo, troppo brutto per le crociere ma non per i corsi, e allora eccomi con la bici nel bagagliaio, e una cartina in tasca. la nuova ciclabile fino ad arma di taggia è veramente bella, ovviamente un po' troppo trafficata di tricicli e roller per i miei gusti, ma è bella larga e ci si passa comunque. il tracciato della vecchia ferrovia è perfetto per le bici: in riva al mare, senza salite o curve brusche. sei chilometri perfetti per scaldarsi in santa pace, e ha liberato quel pezzo di aurelia dai ciclisti.
la valle argentina è bella, non ripida ma selvaggia, con il torrente sassoso che serpeggia tranquillo in basso. poi sale, la strada attaccata alla roccia e poi nascosta nel bosco, fino a molini di triora. rispetto al levante qui sembra una natura diversa, più rigogliosa, meno coltivata. come se i boschi qui non fossero mai stati toccati, gli olivi sono solo sul mare e non se ne sono allontanati. dopo molini si fa sul serio, si sale di mille metri in tredici chilometri ma è tutta nel bosco, all'ombra. mi piacerebbe saper riconoscere gli alberi per sapere che dai lecci si passa ai castagni, poi dai castagni ai nonsocomesichiamano, poi finalmente agli abeti, a mille metri. lì la strada spiana ma è piena di buche, il vento è freddo e consiglia di coprirsi, anche perché una volta scollinato il langan la discesa è ripida e stretta, e il vento di ponente infilandosi nella valle si è raffreddato. ma la vista è impagabile: si esce dal bosco in cima al colle, e si scende tra le radure dei pascoli. quando la strada si allarga è una gioia, scendere a cinquanta all'ora senza fatica, verso il mare.
colle del langan
km 91
4h 5m
22,17 kmh
dislivello 1447 m
150 bpm medi
la valle argentina è bella, non ripida ma selvaggia, con il torrente sassoso che serpeggia tranquillo in basso. poi sale, la strada attaccata alla roccia e poi nascosta nel bosco, fino a molini di triora. rispetto al levante qui sembra una natura diversa, più rigogliosa, meno coltivata. come se i boschi qui non fossero mai stati toccati, gli olivi sono solo sul mare e non se ne sono allontanati. dopo molini si fa sul serio, si sale di mille metri in tredici chilometri ma è tutta nel bosco, all'ombra. mi piacerebbe saper riconoscere gli alberi per sapere che dai lecci si passa ai castagni, poi dai castagni ai nonsocomesichiamano, poi finalmente agli abeti, a mille metri. lì la strada spiana ma è piena di buche, il vento è freddo e consiglia di coprirsi, anche perché una volta scollinato il langan la discesa è ripida e stretta, e il vento di ponente infilandosi nella valle si è raffreddato. ma la vista è impagabile: si esce dal bosco in cima al colle, e si scende tra le radure dei pascoli. quando la strada si allarga è una gioia, scendere a cinquanta all'ora senza fatica, verso il mare.
colle del langan
km 91
4h 5m
22,17 kmh
dislivello 1447 m
150 bpm medi
il meglio del soviore
sono sempre stato convinto che il meglio del soviore fosse il panorama. come santuario non dice granché, è chiaramente stato costruito in un punto di passaggio obbligato di merci e genti, per foraggiare di oboli la chiesa e di acqua e cibo i viandanti. oggi ci si trovano i vecchietti, a prendere il fresco e a guardare giù, verso il mare. ci ero sempre andato in macchina, nemmeno sospettavo che ci fosse quella stradina da fare in bici. ora so che il meglio del soviore è arrivarci da lì.
non avevo voglia di fare il gioco dell'interrogatorio milanese, se non ci si è sentiti per vent'anni significa che non c'erano motivi per farlo, e va bene così. poi ho visto pietro in bici, e ho detto perché no, pedaliamo insieme, facciamo due chiacchiere. ed è stato un bene. la salita accompagna le chiacchiere tra una rampa e un discorso, ed è bella. la strada a mezzacosta di lavaggiorosso la conoscevo già, inizia con una bella rampa poi sale regolare, attraversando i paesini della vallata di levanto, arroccati sugli spuntoni di roccia. una volta la gente ligure era saggia, costruiva le case dove c'era roccia: così non c'erano fondamenta da scavare, non si rischiava di costruire su una frana, e soprattutto non si occupava terreno buono da coltivare.
poi quella rampetta, sulla sinistra, che non avevo mai visto. praticamente la pendenza di una rampa da box, cento metri da fare in apnea per arrivare sulla costa del monte, il displuviale (quanto mi piace questa parola) tra il mare e l'entroterra. la stradina serpeggia immersa nel bosco, con due vallate ai lati, e in qualche punto fortunato si riesce a vederle entrambe, contemporaneamente. senza una macchina, solo qualche cacca di cavallo a far capire che ogni tanto ci passa qualcuno. profumo di bosco e frusciare di foglie. si vede che montale è di queste parti.
dopo soviore incrociamo orde di ciclisti più agguerriti di noi, tutti a ripercorrere la cronometro che resterà nella storia, la crono più bella e difficile di tutti i tempi. in discesa le scritte per terra sono solo un lampo rosa sotto le ruote.
bonassola-soviore
non avevo voglia di fare il gioco dell'interrogatorio milanese, se non ci si è sentiti per vent'anni significa che non c'erano motivi per farlo, e va bene così. poi ho visto pietro in bici, e ho detto perché no, pedaliamo insieme, facciamo due chiacchiere. ed è stato un bene. la salita accompagna le chiacchiere tra una rampa e un discorso, ed è bella. la strada a mezzacosta di lavaggiorosso la conoscevo già, inizia con una bella rampa poi sale regolare, attraversando i paesini della vallata di levanto, arroccati sugli spuntoni di roccia. una volta la gente ligure era saggia, costruiva le case dove c'era roccia: così non c'erano fondamenta da scavare, non si rischiava di costruire su una frana, e soprattutto non si occupava terreno buono da coltivare.
poi quella rampetta, sulla sinistra, che non avevo mai visto. praticamente la pendenza di una rampa da box, cento metri da fare in apnea per arrivare sulla costa del monte, il displuviale (quanto mi piace questa parola) tra il mare e l'entroterra. la stradina serpeggia immersa nel bosco, con due vallate ai lati, e in qualche punto fortunato si riesce a vederle entrambe, contemporaneamente. senza una macchina, solo qualche cacca di cavallo a far capire che ogni tanto ci passa qualcuno. profumo di bosco e frusciare di foglie. si vede che montale è di queste parti.
dopo soviore incrociamo orde di ciclisti più agguerriti di noi, tutti a ripercorrere la cronometro che resterà nella storia, la crono più bella e difficile di tutti i tempi. in discesa le scritte per terra sono solo un lampo rosa sotto le ruote.
bonassola-soviore
mercoledì 20 maggio 2009
il giro sarebbe questo
dici che devi ancora allenarti ma io devo andare, per preparare le alpi mi serve questo. secondo me ce la fai, se vuoi ti presto la bici vecchia: sei alto quasi quanto me, e il tuo telaio è troppo piccolo. comunque il giro sarebbe questo. e queste le salite, all'andata (1 2) e al ritorno. dislivello totale circa 2000 m, anda e rianda 120 km. ci si mette la giornata, si va piano perché l'importante è arrivare, e il panorama in cima è mozzafiato. incluso omaggio al monumento ai caduti partigiani.
al limite mi precedi in macchina a varese ligure e facciamo insieme solo la salita finale, che è la più bella.
oppure l'alternativa è sempre la spiaggia.
pensaci, gap.
al limite mi precedi in macchina a varese ligure e facciamo insieme solo la salita finale, che è la più bella.
oppure l'alternativa è sempre la spiaggia.
pensaci, gap.
domenica 17 maggio 2009
bella lì
la val nure è splendida, non c'è che dire. ampia e verde che sembra accogliente. a maggio al mattino la temperatura è anche gradevole, si sale e si pepe a meraviglia, con solo uno strappetto a metà, giusto per ricordarsi che si deve anche andare in salita. la strada sale piacevolmente, il vento mi porta in faccia il profumo delle robinie in fiore. a ferriere piccola sosta per salutare fabri, fuori dall'ufficio è ancora più simpatico. mi chiedo cosa spinga la gente a vivere in un posto così: paese carino, non c'è che dire. ma è a cinquanta chilometri dal centro civilizzato più vicino... che poi è piacenza, insomma vabbé.
il mercatello mantiene la promessa della valle. la primavera in montagna è rigogliosa, i pascoli sono in fiore (immagino che siano pascoli, anche se di mucche non ne ho viste). i primi due chilometri son duri, anche se dall'altimetria non sembrerebbe. secondo me non c'è da fidarsi, quello non era un 4,5%. poi sale regolare fino ai novecento metri, dove inizia a spianare e ci si gode la soddisfazione di essere in cima. la discesa verso la val trebbia sarebbe anche bella, se non ci fosse del brecciolino in ogni curva e alcuni pazzi che salgono facendo finta di essere al rally.
la val trebbia invece è più brutta di come la ricordavo: praticamente un'autostrada, e con il vento contro è stata una sofferenza. per fortuna verso rivergaro mi sorpassa un tizio improbabile, in sella a un cancello pesantissimo, in bermuda e con il casco coperto da un berretto jamaica rastafari che fa sembrare che sotto ci sia una montagna di dreadlocks... io ero veramente cotto, decido di fare uno sforzo e mi ci metto dietro, altrimenti sarei rimasto piantato lì. lui non si scompone e tira a trentasei all'ora, e io felice dietro. noto che nella tasca posteriore ha pure le sigarette. è giovane, mi chiedo se alla sua età anche io tiravo a quella maniera. ci diamo qualche cambio, sorpassandoci ci facciamo piccoli gesti di intesa. arrivati a piacenza mi chiede se so la strada per la stazione, è di milano e gli offro un passaggio, mi sembra il minimo dopo che mi ha tirato per dieci chilometri. in macchina canticchia e suona il ritmo con le mani sulla borraccia, parla molto gggiovane, è divertente. ci voleva un po' di compagnia.
piacenza-passo del mercatello-piacenza
129 km
5h 29m
23,9 kmh
154 bpm
1293 m dislivello
il mercatello mantiene la promessa della valle. la primavera in montagna è rigogliosa, i pascoli sono in fiore (immagino che siano pascoli, anche se di mucche non ne ho viste). i primi due chilometri son duri, anche se dall'altimetria non sembrerebbe. secondo me non c'è da fidarsi, quello non era un 4,5%. poi sale regolare fino ai novecento metri, dove inizia a spianare e ci si gode la soddisfazione di essere in cima. la discesa verso la val trebbia sarebbe anche bella, se non ci fosse del brecciolino in ogni curva e alcuni pazzi che salgono facendo finta di essere al rally.
la val trebbia invece è più brutta di come la ricordavo: praticamente un'autostrada, e con il vento contro è stata una sofferenza. per fortuna verso rivergaro mi sorpassa un tizio improbabile, in sella a un cancello pesantissimo, in bermuda e con il casco coperto da un berretto jamaica rastafari che fa sembrare che sotto ci sia una montagna di dreadlocks... io ero veramente cotto, decido di fare uno sforzo e mi ci metto dietro, altrimenti sarei rimasto piantato lì. lui non si scompone e tira a trentasei all'ora, e io felice dietro. noto che nella tasca posteriore ha pure le sigarette. è giovane, mi chiedo se alla sua età anche io tiravo a quella maniera. ci diamo qualche cambio, sorpassandoci ci facciamo piccoli gesti di intesa. arrivati a piacenza mi chiede se so la strada per la stazione, è di milano e gli offro un passaggio, mi sembra il minimo dopo che mi ha tirato per dieci chilometri. in macchina canticchia e suona il ritmo con le mani sulla borraccia, parla molto gggiovane, è divertente. ci voleva un po' di compagnia.
piacenza-passo del mercatello-piacenza
129 km
5h 29m
23,9 kmh
154 bpm
1293 m dislivello
sabato 7 marzo 2009
milano-melegnano
il senso è cercare di evitare il più possibile le statali. cercare le stradine tra i campi, quelle dove male che vada incontri un trattore. il pezzo tra liscate e villa pompeiana è splendido, tutto a gomiti che viene da chiedersi a cosa servono tutte quelle curve in una pianura che più piatta non si può. certo, a seguire i confini delle proprietà, ma è più bello pensare che chi ha tracciato la strada fosse ubriaco, o pensasse alla goduria del ciclista della domenica (anche quando pedala di sabato).
km 77,5
3h 18'
23,4 km/h media (ma al ritorno c'era un cazzo di ventaccio contrario)
42,2 km/h max
190 m dislivello (praticamente qualche cavalcavia)
15 °C
bpm medi 157. il nuovo cardio non dà le calorie, purtroppo.
km 77,5
3h 18'
23,4 km/h media (ma al ritorno c'era un cazzo di ventaccio contrario)
42,2 km/h max
190 m dislivello (praticamente qualche cavalcavia)
15 °C
bpm medi 157. il nuovo cardio non dà le calorie, purtroppo.
lunedì 23 febbraio 2009
con le mani nere di grasso
il corso comincia a servire. forse ci sarei riuscito comunque, ma avrei dovuto guardare i pezzi più a lungo per capire come muoverli, e sicuramente le mie indecisioni e i miei tentativi avrebbero fatto molto meno colpo. invece mi piace avere qualcuno che mi guarda e mi sostiene mentre faccio andare le mani, più su una bici che su una tastiera.
per farla breve il ferro frenava col ferro... ehm. i pattini dei freni erano completamente andati, e andati pure male. smontare e rimontare solo quelli sarebbe stato troppo poco, allora ho smontato tutto il freno anteriore, perché non mi andava che non stesse mai dritto. la molla era spezzata. il perno è piegato. con soddisfazione ho visto che i freni sono di quelli buoni della universal, con le ganasce piene. peccato che la universal non faccia più i freni (forse non esiste nemmeno più), e il perno nuovo non esista! ho pulito tutto e rimontato con molla nuova e perno vecchio, pulito e ingrassato anche le rondelle. ho pure rimesso il pippolo!
in compenso qualche raggio della ruota anteriore si è saldato al nipplo, per cercare di sbloccarli ne ho rotti due. ora ho un fascio di raggi nuovi da montare. la posteriore continua a perdere raggi come un sole malato, ormai non li conto nemmeno più, ne ho fatto scorta.
per il bicio ho preso le scarpe nuove, e che scarpe! ancora non ho deciso quale sarà il suo futuro, ma mi serviva dargli un segnale di apprezzamento e di vita. si comincia con le gomme un po' più larghe, poi proverò a girarci un po' in città. credo che metterò una pipa più corta per averlo più maneggevole, abbasserò un pelo la sella e troverò dei bei pedali cittadini, tenendo da parte i vecchi per i viaggi. ho ancora le gabbiette da qualche parte. il futuro è cicloturistico puro (forcella nuova per montare il portapacchi anteriore?) o fissato (configurazione molto da decidere: mi piacerebbe il 42/18 per la città, ma anche un 52/18 o 16 da provare in pista...). di sicuro verrà fuori un gran bel mezzo all'altezza del suo nome.
per farla breve il ferro frenava col ferro... ehm. i pattini dei freni erano completamente andati, e andati pure male. smontare e rimontare solo quelli sarebbe stato troppo poco, allora ho smontato tutto il freno anteriore, perché non mi andava che non stesse mai dritto. la molla era spezzata. il perno è piegato. con soddisfazione ho visto che i freni sono di quelli buoni della universal, con le ganasce piene. peccato che la universal non faccia più i freni (forse non esiste nemmeno più), e il perno nuovo non esista! ho pulito tutto e rimontato con molla nuova e perno vecchio, pulito e ingrassato anche le rondelle. ho pure rimesso il pippolo!
in compenso qualche raggio della ruota anteriore si è saldato al nipplo, per cercare di sbloccarli ne ho rotti due. ora ho un fascio di raggi nuovi da montare. la posteriore continua a perdere raggi come un sole malato, ormai non li conto nemmeno più, ne ho fatto scorta.
per il bicio ho preso le scarpe nuove, e che scarpe! ancora non ho deciso quale sarà il suo futuro, ma mi serviva dargli un segnale di apprezzamento e di vita. si comincia con le gomme un po' più larghe, poi proverò a girarci un po' in città. credo che metterò una pipa più corta per averlo più maneggevole, abbasserò un pelo la sella e troverò dei bei pedali cittadini, tenendo da parte i vecchi per i viaggi. ho ancora le gabbiette da qualche parte. il futuro è cicloturistico puro (forcella nuova per montare il portapacchi anteriore?) o fissato (configurazione molto da decidere: mi piacerebbe il 42/18 per la città, ma anche un 52/18 o 16 da provare in pista...). di sicuro verrà fuori un gran bel mezzo all'altezza del suo nome.
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domenica 25 gennaio 2009
si riparte

dopo due mesi di neve, gelo e pioggia, si ricomincia. questa sosta forzata mi ha lasciato addosso una spossatezza enorme, per la prima volta ho sentito il bisogno di muovere i muscoli, di svegliarli. normalmente la prima uscita dell'anno è una violenza che subisco come una medicina amara, o come una condanna. stamattina invece mi sono infilato la tuta invernale con un senso di sollievo, per niente spaventato dal termometro che diceva 4, insistente e cocciuto.
c'è un momento in cui mi sento ridicolo, quando parto al mattino per andare in bici. è quello che va dall'uscita dal portone alla prima pedalata. togli i coperchi alle tacchette, indossa la fascia paraorecchie, il caschetto, i guanti. azzera il contachilometri, fai la spaccata per salire su quella trampolona che è la bici. poi passa.
non divaghiamo. insomma, prima uscita dell'anno per me, della vita per la bici. i chili di natale si sentono, oh, se si sentono. è come se la pancia premesse da sotto il diaframma impedendo di respirare. e ogni pedalata, quando spinge in su la coscia contro la ciambella, è un senso di colpa bulimico. il risultato è che il cuore fa una fatica bestia, non ci vuole stare nel limite. sembra di soffocare. la gamba però c'è, la testa anche. il culo meno, molto meno. in due mesi si perde l'abitudine alla sella, altroché. bene, ora so su cosa devo lavorare, so che ancora una volta, anche a quarant'anni, arriverà un momento, intorno a giugno, in cui sarò contento di come starò pedalando. e allora la pianura smetterà di sembrare una salita.
(e comunque rivolta d'adda è venti metri più in basso di milano, ora lo so)
p.s. la bici nuova è bellissima. leggera, fluida, bilanciata. morbida. piacevole. ho solo fatto la cazzata di metterci su la compatta. vedrò alle prime salite se ho fatto bene. per ora ne dubito.
(foto: barbara parolini)
domenica 28 dicembre 2008
delirio da astinenza ciclistica
un mese e mezzo senza bici ed è già una sofferenza. con l'aggiunta del supplizio di tantalo, che la bici nuova la tengo in salotto e ce l'ho sotto gli occhi tutti i giorni. mi dice andiamo, io le dico sì ma nevicava, poi i punti, e non potersi fare una doccia come si deve dopo la pedalata diventa un'ottima scusa. ora il freddo quello vero. l'altro giorno ero convinto di andare, mi sono anche infilato la tuta, poi non ho trovato i soprascarpe, per cercarli ho svuotato il guardaroba e ora è tutto sparso sul pavimento della sala. e in bici non ci sono andato. oggi la temperatura non è mai salita sopra lo zero, e mi dispiace tanto ma così non mi diverto proprio. intanto il tempo passa e la voglia aumenta come la fiacca.
nel frattempo la lettura delle avventure del masetti mi ha fatto tornare la voglia di viaggiare. credo che il bicio ancora per quest'anno non si fisserà, non ancora. ora le ambizioni sono alte: già mi ero messo in testa di fare lo stelvio a luglio, ora voglio fare un altro viaggio, più lungo dell'ultimo. qualcosa di più sfidante, madrid-parigi, o berlino-nelsinki, o qualche altra follia del genere. intanto gioco con le idee, poi vedremo se al momento giusto monterò il portapacchi sul bicio e arriverò fino a casalpusterlengo.
nel frattempo la lettura delle avventure del masetti mi ha fatto tornare la voglia di viaggiare. credo che il bicio ancora per quest'anno non si fisserà, non ancora. ora le ambizioni sono alte: già mi ero messo in testa di fare lo stelvio a luglio, ora voglio fare un altro viaggio, più lungo dell'ultimo. qualcosa di più sfidante, madrid-parigi, o berlino-nelsinki, o qualche altra follia del genere. intanto gioco con le idee, poi vedremo se al momento giusto monterò il portapacchi sul bicio e arriverò fino a casalpusterlengo.
domenica 30 novembre 2008
alba rosso acciaio
entro e mi prende in giro. te sé chi a far cusè, mi dice. cosa sei venuto a fare? lo guardo, sorrido e non capisco. mi sento idiota, lo scherzo è riuscito. te vedet minga la tua bicicléta? la ghé no! la vedi la tua bicicletta? non c'è! mi guardo intorno, non la vedo. si avvicina, prende il bastone con l'uncino e va verso l'uscita. era lì, appesa proprio sopra la porta. le sono passato sotto senza vederla.
la guardo e non oso salirci. la guardo. le saldature sono morbide e liscie, perfette. le congiunzioni della scatola del movimento centrale e dello stringitubo sono sinuose, le ha limate per dargli una forma più elegante. sembra l'immagine della leggerezza, ancora prima di sollevarla. non è la bici più leggera del mondo, anzi è pure pesante per gli standard di adesso, ma se volessi una bici leggera prima dovrei perdere i chili di troppo, quindi due chili in più o in meno non mi cambiano nulla.
gli dico che è bella. fargli i complimenti mi sembra una presa in giro, da uno che di bici capisce poco come me. invece è soddisfatto. non è il massimo perché sui componenti volendo si poteva spendere di più, ma il telaio è uno di quelli di cui sono più contento. gli è piaciuto farla, me ne accorgevo quando andavo a trovarlo e vedere i progressi, dall'orgoglio un po' infantile con cui mi faceva vedere i tubi che stava limando.
ci salgo su, mi fa pedalare all'indietro mettendomi i pollici sul bacino per controllare l'altezza della sella, è perfetta, senza doverla nemmeno cambiare di un millimetro. si mette di lato, guarda la posizione delle braccia, delle spalle. il ginocchio. posizione perfetta.
non vedo l'ora di provarla. regola di vita: mai comprare una bicicletta a fine novembre, impazzirai nell'attesa di una giornata di sole per andare a usarla come si deve.
p.s. quando vuoi venire a milano a provare a girare nel velodromo, non hai bisogno di portarti la bici, che ora ne ho due e credo che l'altra possa andarti bene.
martedì 28 ottobre 2008
work in progress
mi vengono idee deliranti. voglio mettere insieme bici e qualcos'altro. bici e storia, bici e cultura. per ora mi sto solo divertendo a disegnare percorsi ipotetici senza sapere molto dei posti che attraversano, ma vorrei cercare di unire ciclicamente i punti, per fare di un percorso un disegno con un senso compiuto. intanto voglio provare il giro delle guerre di indipendenza. poi passerò a studiare la resistenza. ho provato a guardare la linea gotica, sembra affascinante ma troppo, troppo impegnativa. però continuo a rimuginare sui luoghi. l'impresione che ho, per ora, è che i luoghi della storia, a parte le battaglie e la resistenza, siano tutti nelle città.http://www.gothicline.org/itinerari/iti.htm
http://ius.regione.toscana.it/memorie_del_900/linea_gotica/
domenica 26 ottobre 2008
bici e storia
giro delle battaglie delle guerre d'indipendenza
sarebbe da fare studiandosi un po' di storia, prima. luoghi ed eventi. conoscere!
sarebbe da fare studiandosi un po' di storia, prima. luoghi ed eventi. conoscere!
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